Helen Britton. Industrial Romantic

18 Dicembre 2013 - 08 Febbraio 2014

Che io crei gioielli, disegni e oggetti e oggetti di carta e non giostre (parchi divertimento) o edifici è una buona cosa, perché sto costruendo un mondo molto privato che non accetta compromessi.

Avvolgere la materia su sé stessa, trasformarla in modi imprevedibili è conseguenza dell’amore per i materiali, al di là di una sensazione di piacere per le semplici qualità di questi: il colore, la consistenza, la forma e il loro colpire (toccare ) i miei sensi.

Oltre a questo (in aggiunta a questo), ho sempre avuto un’empatia per questi oggetti.

Nella mia pratica negli ultimi anni, sono diventata più specificamente interessata nel raccogliere quei frammenti scomodi e qualche volta anche brutti (sgradevoli), quelli che hanno qualcosa di bello nascosto all’interno, componenti che erano state pianificate (destinate, volute) dalla vita come gioielli, ma approdato da qualche altra parte attraverso le maree (correnti) linee del tempo dell’attività umana.

Cerco di procurare loro una nuova opportunità, una chance di cantare.

E’ il loro sorriso untuoso (oleoso), il loro gesto vigoroso, la spinta del  loro metallo, la risatina delle componenti plastiche (della plastica), l’ammiccare del vetro, la giungla del materiale, le emozioni racchiuse in questi frammenti ciò che sto cercando per lasciare spazio all’espressione.

Questa è una nozione romantica, e non influenzato dalla debolezza del sentimentalismo.

In contrasto con questo, ho fatto(prodotto)  anche un lavoro che si basa sul ricordo di crescere in una città industriale in Australia negli anni’70. Questo lavoro non conta solo sull’estetica dell’architettura e il paesaggio che l’acciaio pesate e la produzione delle navi ha creato, ma si collega anche alla mia esperienza della sottocultura che raggiunge con difficoltà